Stamattina ho fatto il presepe... che bello ;-)
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Mt 1,18-24
giovedì, dicembre 18, 2008
lunedì, dicembre 08, 2008
Nulla è impossibile a Dio
8 Dicembre, Immacolata Concezione
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei. Lc 1,26-38
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei. Lc 1,26-38
domenica, dicembre 07, 2008
Nel deserto preparate la via al Signore
II domenica di Avvento
venerdì, dicembre 05, 2008
Sia fatto a voi secondo la vostra fede
Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguivano urlando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi». Entrato in casa, i ciechi gli si accostarono, e Gesù disse loro: «Credete voi che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». Allora toccò loro gli occhi e disse: «Sia fatto a voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne sparsero la fama in tutta quella regione. Mt 9,27-31
giovedì, dicembre 04, 2008
La casa sulla roccia
Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande». Mt 7,21.24-27
giovedì, novembre 27, 2008
Levate il capo
[...] Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». Lc 21,20-28
mercoledì, novembre 26, 2008
Maria si e' girata
Oggi Maria si e' girata ;-) Una grande ringraziamento al Signore dopo tanti giorni di attesa.
[...] Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime. Lc 21,12-19
[...] Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime. Lc 21,12-19
mercoledì, novembre 12, 2008
Alzati e va'
Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: «Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!». Lc 17,11-19
venerdì, novembre 07, 2008
Io non faccio niente
« I miei pensieri non sono i vostri pensieri », dice il Signore (Is 55, 8). Il merito non consiste nel fare né nel dare molto, ma piuttosto nel ricevere, nell'amare molto. È detto che vi è più dolcezza nel dare che nel ricevere (At 20, 35), ed è vero. Ma allora, quando Gesù vuole prendere per sè la dolcezza di dare, non sarebbe grazioso rifiutare. Lasciamolo prendere e dare quanto vorrà. Infatti la perfezione consiste nel fare la sua volontà, e l'anima che si consegna interamente a lui viene chiamata da Gesù stesso « sua madre, sua sorella » e tutta la sua famiglia (Mt 12, 50). E altrove : « Se uno mi ama, osserverà la mia parola, cioè farà la mia volontà, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui » (Gv 14, 23). Oh ! Com'è facile piacere a Gesù, rapire il suo cuore, basta amarlo senza guardare sè stessi, senza esaminare troppo i propri difetti. In questo momento, la tua Teresa non si trova sulle alture, ma Gesù le insegna a trarre profitto da tutto, dal bene come pure dal male che lei trova in sé. Le insegna a giocare alla banca dell'amore, o piuttosto, no, gioca lui, per lei, senza dirle come ci sa fare, perché questo è affar suo e non quello di Teresa ; ciò che spetta a lei, è abbandonarsi, consegnarsi senza trattenere nulla, nemmeno la soddisfazione di sapere quanto la banca le rende…
Infatti i direttori per far progredire nella perfezione, fanno fare molti atti di virtù, e hanno ragione. Ma il mio direttore che è Gesù, non mi insegna a contare i miei atti ; mi insegna a fare tutto per amore, a non rifiutargli niente, ad essere contenta quando mi dà un'occasione di dargli prova che lo amo. Ma questo si fa nella pace, nell'abbandono. Gesù fa tutto lui, ed io non faccio niente.
Santa Teresa del Bambin Gesù
Infatti i direttori per far progredire nella perfezione, fanno fare molti atti di virtù, e hanno ragione. Ma il mio direttore che è Gesù, non mi insegna a contare i miei atti ; mi insegna a fare tutto per amore, a non rifiutargli niente, ad essere contenta quando mi dà un'occasione di dargli prova che lo amo. Ma questo si fa nella pace, nell'abbandono. Gesù fa tutto lui, ed io non faccio niente.
Santa Teresa del Bambin Gesù
venerdì, ottobre 24, 2008
Il Cuore Immacolato di Maria
Oggi la chiesa celebra Sant' Antonio Maria Claret fondatore della congregazione devota al Cuore Immacolato di Maria. Originario di Barcellona, muore in Francia. Sulla tomba vengono scolpite le parole di papa Gregorio VII: "Ho amato la giustizia e odiato l’iniquità, per questo muoio in esilio".
lunedì, settembre 22, 2008
Come ascoltate
Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la pone sotto un letto; la pone invece su un lampadario, perché chi entra veda la luce. Non c'è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere». Luca 8,16-18
martedì, agosto 19, 2008
A proposito di lasciare tutto
Appena tornati a Strasburgo, leggo:
Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli». A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: «Chi si potrà dunque salvare?». E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro prendendo la parola disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi». Mt 19,23-30
Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli». A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: «Chi si potrà dunque salvare?». E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro prendendo la parola disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi». Mt 19,23-30
venerdì, giugno 27, 2008
Se tu vuoi
Ed ecco venire un lebbroso e prostrarsi a lui dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi». E Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii sanato». Mt 8,1-4
giovedì, giugno 26, 2008
Ancora della casa sulla roccia
Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Mt 7,21-29
Roberto e Claudia
Ieri sono arrivati Roberto e Claudia con Davide (brontolino). Io e Roberto abbiamo fatto una bellissima passeggiata alla Petit France ;-)
venerdì, giugno 20, 2008
Dov'è il tuo tesoro, sarà il tuo cuore
Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! Mt 6,19-23
giovedì, giugno 19, 2008
Non sprecate parole
Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Mt 6,7-15
mercoledì, giugno 11, 2008
gratuitamente avete ricevuto
E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento. Mt 10,7-13
venerdì, maggio 30, 2008
Il ristoro dell'anima
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero. Mt 11,30
mercoledì, maggio 21, 2008
venerdì, maggio 16, 2008
Salvare la propria vita
Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? Mc 8,34
lunedì, maggio 05, 2008
Abbiate fiducia
Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo! Gv 16,29-33
martedì, aprile 22, 2008
La mia pace
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Gv 14,27-31
venerdì, aprile 18, 2008
Io sono via, verita' e vita
«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Gv 14,1-6
giovedì, febbraio 28, 2008
Chi non raccoglie con me, disperde
Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate. Ma alcuni dissero: «E' in nome di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l'armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino. Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. Lc 11,14-23
Simeone il Nuovo Teologo (circa 949-1022), monaco ortodosso
Catechesi 27 ; cf. SC 113, 127
Il tuo Maestro non si arrabbia esposto agli scherni; e tu, ti innervosisci? Lui sopporta gli sputi, gli schiaffi, i colpi di frusta; e tu non puoi ricevere una parola dura? Lui accoglie la croce, una morte disonorevole, la tortura dei chiodi; e tu non accetti di compiere i servizi meno onorevoli? E come diventerai partecipe della sua gloria (1 Pt 5,1) se non accetti di diventare partecipe della sua morte disonorevole? Veramente, invano hai lasciato le ricchezze, se non vuoi prendere la croce, come egli in persona l’ha comandato con la sua parola di verità. “Vendi quello che possiedi, dallo ai poveri” prescrive Cristo al giovane insieme a noi, “prendi la tua croce”, “vieni e seguimi” (Mt 19,21.16,24). Hai infatti condiviso le tue ricchezze, ma senza accettare di prendere la croce, cioè di sopportare coraggiosamente l’assalto di ogni prova; ti sei cioè smarrito sulla strada della vita e ti sei separato, per tua sfortuna, del tuo dolcissimo Dio e Maestro.
Simeone il Nuovo Teologo (circa 949-1022), monaco ortodosso
Catechesi 27 ; cf. SC 113, 127
Il tuo Maestro non si arrabbia esposto agli scherni; e tu, ti innervosisci? Lui sopporta gli sputi, gli schiaffi, i colpi di frusta; e tu non puoi ricevere una parola dura? Lui accoglie la croce, una morte disonorevole, la tortura dei chiodi; e tu non accetti di compiere i servizi meno onorevoli? E come diventerai partecipe della sua gloria (1 Pt 5,1) se non accetti di diventare partecipe della sua morte disonorevole? Veramente, invano hai lasciato le ricchezze, se non vuoi prendere la croce, come egli in persona l’ha comandato con la sua parola di verità. “Vendi quello che possiedi, dallo ai poveri” prescrive Cristo al giovane insieme a noi, “prendi la tua croce”, “vieni e seguimi” (Mt 19,21.16,24). Hai infatti condiviso le tue ricchezze, ma senza accettare di prendere la croce, cioè di sopportare coraggiosamente l’assalto di ogni prova; ti sei cioè smarrito sulla strada della vita e ti sei separato, per tua sfortuna, del tuo dolcissimo Dio e Maestro.
martedì, febbraio 26, 2008
Rimetti a noi i nostri debiti
Due cose ci chiede Cristo: condannare i nostri peccati, perdonare quelli degli altri, fare la prima cosa a motivo della seconda, che allora sarà più facile; chi pensa, infatti, ai propri peccati, sarà meno severo riguardo al suo compagno di miseria. E perdonare non soltanto con la bocca, ma “di tutto cuore”, per non rivolgere contro di noi la spada con la quale pensiamo di trafiggere gli altri. Che male può farti il tuo nemico, di paragonabile a quello che fai tu?... Se ti lasci andare allo sdegno e all’ira, sarai ferito non dall’ingiuria che lui ti ha fatta, bensì dal risentimento che ne provi tu.
Non dire dunque: “Egli mi ha oltraggiato, mi ha calunniato, mi ha accollato tante miserie”. Quanto più dici che ti ha fatto del male, tanto più mostri che ti ha fatto del bene, poiché ti ha dato l’occasione di purificarti dai tuoi peccati. Per cui, quanto più ti offende tanto più ti mette nello stato di ottenere da Dio il perdono delle tue colpe. Se infatti lo vogliamo, nessuno potrà nuocerci. Persino i nostri nemici ci rendono così un grande servizio... Considera dunque quanto trai vantaggio da una ingiustizia sopportata umilmente e con mitezza.
San Giovanni Crisostomo
Omelie sul vangelo di Matteo, n° 61
Non dire dunque: “Egli mi ha oltraggiato, mi ha calunniato, mi ha accollato tante miserie”. Quanto più dici che ti ha fatto del male, tanto più mostri che ti ha fatto del bene, poiché ti ha dato l’occasione di purificarti dai tuoi peccati. Per cui, quanto più ti offende tanto più ti mette nello stato di ottenere da Dio il perdono delle tue colpe. Se infatti lo vogliamo, nessuno potrà nuocerci. Persino i nostri nemici ci rendono così un grande servizio... Considera dunque quanto trai vantaggio da una ingiustizia sopportata umilmente e con mitezza.
San Giovanni Crisostomo
Omelie sul vangelo di Matteo, n° 61
giovedì, febbraio 21, 2008
La parabola del ricco e Lazzaro
San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d’Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Discorso su Lazzaro 2, 5; PG 48, 988-989
« Non dimenticate l’ospitalità »
Riguardo a questa parabola, conviene domandarci perché il ricco vede Lazzaro nel seno di Abramo piuttosto che in compagnia di un’altro giusto. È perché Abramo si è mostrato ospitale. Appare quindi accanto a Lazzaro per accusare il ricco di esser stato inospitale. Infatti, il patriarca cercava di trattenere anche simplici passanti per farli entrare nella sua tenda (Gn 18, 15). Il ricco, invece, non aveva avuto che disprezzo per colui che abitava nella propria casa. Eppure, con tutto in denaro che possedeva, aveva i mezzi per garantire la sicurezza del povero. Tuttavia giorno dopo giorno, ha continuato ad ignorarlo, e ha trascurato di porgli aiuto in quanto ne aveva bisogno.
Il patriarca invece, non ha fatto così ! Seduto all’ingresso della tenda, fermava chiunque passasse, come un pescatore getta la rete in mare per prendere del pesce, oppure sovente dell’oro e delle pietre preziose. Così, raccogliendo uomini nella sua rete, successe ad Abramo di accogliere degli angeli e, cosa stupefaciente, senza neppure accorgersene.
Ne è rimasto sbalordito Paolo stesso, tanto di indirizzarci questa esortazione : « Non dimenticate l’ospitalità ; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo » (Eb 13, 2). A ragione, Paolo dice : « senza saperlo ». Se Abramo avesse saputo che coloro che stava accogliendo erano angeli, non avrebbe fatto nulla di straordinario o di stupefaciente. Quindi, riceve quest’elogio soltanto perché ignorava l’identità dei viandanti. Infatti egli riteneva uomini ordinari, questi viaggiatori che invitò da lui con tanta generosità. Anche tu sai mostrarti pieno di zelo nell’accogliere un personaggio famoso, il che non merita che si rimanga strabiliati… Invece, riservare un’accoglienza piena di bontà ai primi venuti, alla gente sconosciuta e ordinaria, è proprio insigne e degno di stupore.
Discorso su Lazzaro 2, 5; PG 48, 988-989
« Non dimenticate l’ospitalità »
Riguardo a questa parabola, conviene domandarci perché il ricco vede Lazzaro nel seno di Abramo piuttosto che in compagnia di un’altro giusto. È perché Abramo si è mostrato ospitale. Appare quindi accanto a Lazzaro per accusare il ricco di esser stato inospitale. Infatti, il patriarca cercava di trattenere anche simplici passanti per farli entrare nella sua tenda (Gn 18, 15). Il ricco, invece, non aveva avuto che disprezzo per colui che abitava nella propria casa. Eppure, con tutto in denaro che possedeva, aveva i mezzi per garantire la sicurezza del povero. Tuttavia giorno dopo giorno, ha continuato ad ignorarlo, e ha trascurato di porgli aiuto in quanto ne aveva bisogno.
Il patriarca invece, non ha fatto così ! Seduto all’ingresso della tenda, fermava chiunque passasse, come un pescatore getta la rete in mare per prendere del pesce, oppure sovente dell’oro e delle pietre preziose. Così, raccogliendo uomini nella sua rete, successe ad Abramo di accogliere degli angeli e, cosa stupefaciente, senza neppure accorgersene.
Ne è rimasto sbalordito Paolo stesso, tanto di indirizzarci questa esortazione : « Non dimenticate l’ospitalità ; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo » (Eb 13, 2). A ragione, Paolo dice : « senza saperlo ». Se Abramo avesse saputo che coloro che stava accogliendo erano angeli, non avrebbe fatto nulla di straordinario o di stupefaciente. Quindi, riceve quest’elogio soltanto perché ignorava l’identità dei viandanti. Infatti egli riteneva uomini ordinari, questi viaggiatori che invitò da lui con tanta generosità. Anche tu sai mostrarti pieno di zelo nell’accogliere un personaggio famoso, il che non merita che si rimanga strabiliati… Invece, riservare un’accoglienza piena di bontà ai primi venuti, alla gente sconosciuta e ordinaria, è proprio insigne e degno di stupore.
mercoledì, febbraio 20, 2008
Vano è per voi levarvi prima della luce
Sant’Agostino, Esposizione sul salmo 126 ; CCSL 40, 1859
“Potete bere al calice dal quale io berrò? Io sono venuto ad umiliarmi e voi volete precedermi sognando le altezze? Dove cammino io, là occorre che mi seguiate - disse -; poiché se volete muovervi in una direzione diversa dalla mia, vano è per voi levarvi prima della luce.”
“Potete bere al calice dal quale io berrò? Io sono venuto ad umiliarmi e voi volete precedermi sognando le altezze? Dove cammino io, là occorre che mi seguiate - disse -; poiché se volete muovervi in una direzione diversa dalla mia, vano è per voi levarvi prima della luce.”
giovedì, febbraio 14, 2008
Andate in tutto il mondo
Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano. Marco 16,15-20
martedì, febbraio 12, 2008
Se voi perdonerete
Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. Matteo 6,7-15
Sant’Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorsi, 83
Se perciò desideriamo d'essere perdonati, dobbiamo essere pronti a perdonare tutte le colpe commesse contro di noi. Se in realtà considerassimo i nostri peccati e contassimo le colpe commesse con azioni, con la vista, con l'udito, col pensiero, con innumerevoli moti colpevoli, non so se potremmo dormire senza sentire il peso d'un talento. Ogni giorno dunque noi chiediamo, ogni giorno bussiamo con la preghiera alle orecchie di Dio, ogni giorno ci prosterniamo e diciamo: “Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Quali debiti tuoi? Tutti o soltanto una parte? Tu risponderai: "Tutti". Così dunque dovrai rimetterli tutti al tuo debitore
Sant’Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorsi, 83
Se perciò desideriamo d'essere perdonati, dobbiamo essere pronti a perdonare tutte le colpe commesse contro di noi. Se in realtà considerassimo i nostri peccati e contassimo le colpe commesse con azioni, con la vista, con l'udito, col pensiero, con innumerevoli moti colpevoli, non so se potremmo dormire senza sentire il peso d'un talento. Ogni giorno dunque noi chiediamo, ogni giorno bussiamo con la preghiera alle orecchie di Dio, ogni giorno ci prosterniamo e diciamo: “Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Quali debiti tuoi? Tutti o soltanto una parte? Tu risponderai: "Tutti". Così dunque dovrai rimetterli tutti al tuo debitore
lunedì, febbraio 11, 2008
Ero affamato
Proprio ieri sera abbiamo scritto a Fra Stefano. Oggi il Signore risponde ai nostri dubbi e alle nostre paure. Egli sostiene la nostra decisione. (Oggi la Chiesa celebra S. Maria di Lourdes)
Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna». Matteo 25,31-46
Commento al Vangelo di :
Omelia attribuita a Sant’Ippolito di Roma ( ? - circa 235), sacerdote e martire
Trattato sulla fine dei tempi 41-43 ; GCS I, 2, 305-307
« Venite, benedetti del Padre mio »
Venite, voi che avete amato i poveri e i forestieri. Venite, voi che siete rimasti fedeli al mio amore, perché sono l’amore. Venite, voi che avete scelto in sorte la pace, perché sono la pace. « Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi ».
Non avete onorato la ricchezza, ma avete fatto l’elemosina ai poveri. Avete soccorso gli orfani, aiutato le vedove, dato da bere agli assetati e da mangiare agli affamati. Avete ospitato i forestieri, vestito quelli che erano nudi, visitato i malati, riconfortato i carcerati, portato aiuto ai ciechi. Avete mantenuto intatto il sigillo della fede e siete stati pronti a riunirvi nelle chiese. Avete ascoltato le mie Scritture e desiderato udire le mie parole. Avete osservato la mia legge, notte e giorno (Sal 1, 2) e preso parte alle mie sofferenze, come dei soldati coraggiosi, per trovar grazia presso di me, vostro re celeste. « Venite, ricevete in eredità il Regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo ». Ecco il mio Regno è stato preparato e il mio cielo aperto. Ecco, la mia immortalità appare in tutta la sua bellezza.
Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna». Matteo 25,31-46
Commento al Vangelo di :
Omelia attribuita a Sant’Ippolito di Roma ( ? - circa 235), sacerdote e martire
Trattato sulla fine dei tempi 41-43 ; GCS I, 2, 305-307
« Venite, benedetti del Padre mio »
Venite, voi che avete amato i poveri e i forestieri. Venite, voi che siete rimasti fedeli al mio amore, perché sono l’amore. Venite, voi che avete scelto in sorte la pace, perché sono la pace. « Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi ».
Non avete onorato la ricchezza, ma avete fatto l’elemosina ai poveri. Avete soccorso gli orfani, aiutato le vedove, dato da bere agli assetati e da mangiare agli affamati. Avete ospitato i forestieri, vestito quelli che erano nudi, visitato i malati, riconfortato i carcerati, portato aiuto ai ciechi. Avete mantenuto intatto il sigillo della fede e siete stati pronti a riunirvi nelle chiese. Avete ascoltato le mie Scritture e desiderato udire le mie parole. Avete osservato la mia legge, notte e giorno (Sal 1, 2) e preso parte alle mie sofferenze, come dei soldati coraggiosi, per trovar grazia presso di me, vostro re celeste. « Venite, ricevete in eredità il Regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo ». Ecco il mio Regno è stato preparato e il mio cielo aperto. Ecco, la mia immortalità appare in tutta la sua bellezza.
lunedì, febbraio 04, 2008
L'indemoniato posseduto da Legione
Lo scopo del nostro combattimento, è trovare l’umiltà. I demoni, nostri nemici, sono caduti a causa della superbia e ci attirano nella loro caduta. Ma noi, fratelli, siamo umili, e allora vedremo la gloria del Signore già lì sulla terra (Mt 16,28), perché agli umili, il Signore si fa conoscere mediante lo Spirito Santo. L’anima che ha gustato la dolcezza dell’amore divino è interamente rigenerata e diviene del tutto differente ; ama il suo Signore e tende a lui con tutte le sue forze, giorno e notte.
Fino a un certo momento, si riposa nella pace in Dio, poi comincia a soffrire per il mondo. Il Signore misericordioso dà all’anima a volte il riposo in Dio, a volte un cuore doloroso per il mondo intero, affinché tutti gli uomini si pentano e giungano al Paradiso.
L’anima che ha conosciuto la dolcezza dello Spirito Santo desidera che tutti giungano alla stessa conoscenza, perché la mitezza del Signore non permette all’anima di essere egoista, ma le dà l’amore che zampilla dal cuore.
Fino a un certo momento, si riposa nella pace in Dio, poi comincia a soffrire per il mondo. Il Signore misericordioso dà all’anima a volte il riposo in Dio, a volte un cuore doloroso per il mondo intero, affinché tutti gli uomini si pentano e giungano al Paradiso.
L’anima che ha conosciuto la dolcezza dello Spirito Santo desidera che tutti giungano alla stessa conoscenza, perché la mitezza del Signore non permette all’anima di essere egoista, ma le dà l’amore che zampilla dal cuore.
venerdì, febbraio 01, 2008
E' come un granellino di senapa
Diceva: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra». Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa. Marco 4,26-34
giovedì, gennaio 24, 2008
Un contadino umbro e l’esperienza religiosa del cielo stellato
Dialogo tra Scienza e Fede: Enrico Fermi (1901-1954)
Sono trascorsi molti anni, ma ricordo come se fosse ieri.
Ero giovanissimo, avevo l’illusione che l’intelligenza umana potesse arrivare a tutto. E perciò m’ero ingolfato negli studi oltre misura. Non bastandomi la lettura di molti libri, passavo metà della notte a meditare sulle questioni più astruse.
Una fortissima nevrastenia mi obbligò a smettere; anzi a lasciare la città, piena di tentazioni per il mio cervello esaurito, e a rifugiarmi in una remota campagna umbra.
Mi ero ridotto a una vita quasi vegetativa: ma non animalesca. Leggicchiavo un poco, pregavo, passeggiavo abbondantemente in mezzo alle floride campagne (era di maggio), contemplavo beato le messi folte e verdi screziate di rossi papaveri, le file di pioppi che si stendevano lungo i canali, i monti azzurri che chiudevano l’orizzonte, le tranquille opere umane per i campi e nei casolari.
Una sera, anzi una notte, mentre aspettavo il sonno, tardo a venire, seduto sull’erba di un prato, ascoltavo le placide conversazioni di alcuni contadini lì presso, i quali dicevano cose molto semplici, ma non volgari né frivole, come suole accadere presso altri ceti. Il nostro contadino parla di rado e prende la parola per dire cose opportune, sensate e qualche volta sagge. Infine si tacquero, come se la maestà serena e solenne di quella notte italica, priva di luna ma folta di stelle, avesse versato su quei semplici spiriti un misterioso incanto. Ruppe il silenzio, ma non l’incanto, la voce grave di un grosso contadino, rozzo in apparenza, che stando disteso sul prato con gli occhi volti alle stelle, esclamò, quasi obbedendo ad una ispirazione profonda: «Com’è bello! E pure c’è chi dice che Dio non esiste».
Lo ripeto, quella frase del vecchio contadino in quel luogo, in quell’ora: dopo mesi di studi aridissimi, toccò tanto al vivo l’animo mio che ricordo la semplice scena come fosse ieri.
Un eccelso profeta ebreo sentenziò, or sono tremil’anni: «I cieli narrano la gloria di Dio». Uno dei più celebri filosofi dei tempi moderni scrisse: «Due cose mi riempiono il cuore di ammirazione e di reverenza: il cielo stellato sul capo e la legge morale nel cuore».
Quel contadino umbro non sapeva nemmeno leggere. Ma c’era nell’animo suo, custoditovi da una vita onesta e laboriosa, un breve angolo in cui scendeva la luce di Dio, con una potenza non troppo inferiore a quella dei profeti e forse superiore a quella dei filosofi.
M. Micheli, Enrico Fermi e Luigi Fantappié. Ricordi personali, “Responsabilità del sapere” 31 (1979), pp. 21-23.
Sono trascorsi molti anni, ma ricordo come se fosse ieri.
Ero giovanissimo, avevo l’illusione che l’intelligenza umana potesse arrivare a tutto. E perciò m’ero ingolfato negli studi oltre misura. Non bastandomi la lettura di molti libri, passavo metà della notte a meditare sulle questioni più astruse.
Una fortissima nevrastenia mi obbligò a smettere; anzi a lasciare la città, piena di tentazioni per il mio cervello esaurito, e a rifugiarmi in una remota campagna umbra.
Mi ero ridotto a una vita quasi vegetativa: ma non animalesca. Leggicchiavo un poco, pregavo, passeggiavo abbondantemente in mezzo alle floride campagne (era di maggio), contemplavo beato le messi folte e verdi screziate di rossi papaveri, le file di pioppi che si stendevano lungo i canali, i monti azzurri che chiudevano l’orizzonte, le tranquille opere umane per i campi e nei casolari.
Una sera, anzi una notte, mentre aspettavo il sonno, tardo a venire, seduto sull’erba di un prato, ascoltavo le placide conversazioni di alcuni contadini lì presso, i quali dicevano cose molto semplici, ma non volgari né frivole, come suole accadere presso altri ceti. Il nostro contadino parla di rado e prende la parola per dire cose opportune, sensate e qualche volta sagge. Infine si tacquero, come se la maestà serena e solenne di quella notte italica, priva di luna ma folta di stelle, avesse versato su quei semplici spiriti un misterioso incanto. Ruppe il silenzio, ma non l’incanto, la voce grave di un grosso contadino, rozzo in apparenza, che stando disteso sul prato con gli occhi volti alle stelle, esclamò, quasi obbedendo ad una ispirazione profonda: «Com’è bello! E pure c’è chi dice che Dio non esiste».
Lo ripeto, quella frase del vecchio contadino in quel luogo, in quell’ora: dopo mesi di studi aridissimi, toccò tanto al vivo l’animo mio che ricordo la semplice scena come fosse ieri.
Un eccelso profeta ebreo sentenziò, or sono tremil’anni: «I cieli narrano la gloria di Dio». Uno dei più celebri filosofi dei tempi moderni scrisse: «Due cose mi riempiono il cuore di ammirazione e di reverenza: il cielo stellato sul capo e la legge morale nel cuore».
Quel contadino umbro non sapeva nemmeno leggere. Ma c’era nell’animo suo, custoditovi da una vita onesta e laboriosa, un breve angolo in cui scendeva la luce di Dio, con una potenza non troppo inferiore a quella dei profeti e forse superiore a quella dei filosofi.
M. Micheli, Enrico Fermi e Luigi Fantappié. Ricordi personali, “Responsabilità del sapere” 31 (1979), pp. 21-23.
Aspirare alla vita perfetta
Oggi la Chiesa celebra Santo Francesco di Sales [Thorens, Savoia, 1567 - Lione, Francia, 1622]
DALLA “INTRODUZIONE ALLA VITA DEVOTA”
Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna “secondo la propria specie” (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione.
La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta, bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona.
Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini? Se l’artigiano passasse tutto il giorno in chiesa come il religioso, e il religioso si esponesse a qualsiasi incontro per servire il prossimo come è dovere del vescovo? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? Questo errore si verifica tuttavia molto spesso. No, Filotea, la devozione non distrugge nulla quando è sincera, ma anzi perfeziona tutto e, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa.
L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio.
Tutte le pietre preziose, gettate nel miele, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così ogni persona si perfeziona nella sua vocazione, se l’unisce alla devozione. La cura della famiglia è rèsa più leggera, l’amore fra marito e moglie più sincero, il servizio del principe più fedele, e tutte le altre occupazioni più soavi e amabili.
E’ un errore, anzi un’eresia, voler escludere l’esercizio della devozione dall’ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei principi, dalle case dei coniugati. E’ vero, Filotea, che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa può essere vissuta solo in questi stati, ma oltre a questi tre tipi di devozione, ve ne sono molti altri capaci di rendere perfetti coloro che vivono in condizioni secolari. Perciò dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta.
DALLA “INTRODUZIONE ALLA VITA DEVOTA”
Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna “secondo la propria specie” (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione.
La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta, bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona.
Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini? Se l’artigiano passasse tutto il giorno in chiesa come il religioso, e il religioso si esponesse a qualsiasi incontro per servire il prossimo come è dovere del vescovo? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? Questo errore si verifica tuttavia molto spesso. No, Filotea, la devozione non distrugge nulla quando è sincera, ma anzi perfeziona tutto e, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa.
L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio.
Tutte le pietre preziose, gettate nel miele, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così ogni persona si perfeziona nella sua vocazione, se l’unisce alla devozione. La cura della famiglia è rèsa più leggera, l’amore fra marito e moglie più sincero, il servizio del principe più fedele, e tutte le altre occupazioni più soavi e amabili.
E’ un errore, anzi un’eresia, voler escludere l’esercizio della devozione dall’ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei principi, dalle case dei coniugati. E’ vero, Filotea, che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa può essere vissuta solo in questi stati, ma oltre a questi tre tipi di devozione, ve ne sono molti altri capaci di rendere perfetti coloro che vivono in condizioni secolari. Perciò dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta.
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