La chiamata alla croce e ad essere liberi anche dalla propria stessa vita è una chiamata che si ripresenta forte. In questo tempo è per noi uno stare in queste incertezze, in queste mancate risposte di lavoro, e prendere decisioni solo in rapporto a Dio e alla nostra relazione con Lui: non è importante se andremo a Strasburgo, se troveremo i finanziamenti o se accetteremo la casa che ora ci viene offerta a Roma; oggi il Signore ci richiama sulle fondamenta delle nostre scelte, sui presupposti, perchè esse di per se non sono importanti.
In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.
Lc 14,25-33
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